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martedì 2 settembre 2014

Affiorando franai

Se il tempo, che adora le epoche,
può dire stagioni le estatiche
estati, e ai soliti demoni
esilio ridare fidandosi
ritengo fondati gli aneddoti
che al più lo descrivono cinico.

Perfino laddove rivendichi
di dare una forma retorica
alle anse, alle fila drammatiche
di queste folate semantiche.

Fiammate, son rime d'ipotesi
baciate dall'estro ipotetico
di questo maldestro e improbabile
e perso che sono, in quest'opera
che dono, anche se non sollecito
di partecipare alla recita
d'italia, perdono se pèrdono!

Io sono lo spirito vegeto
l'azione del sogno di vomeri
non ho più bisogno di erpici,
la terra mi sembra già fertile,
ma prima, una volta era sterile.

Adesso mi voglio intraprendere
di più, anche se non lo merito,
lassù non mi amano immobili,
ma cambiano, e altro diventano.

Nessuno diventa cercandosi
nessuno, ma ognuno si intrappola
ciascuno per proprio suo compito,
intanto chi sono dimentica.

Io, quando ero pronto ed estatico
dicevo facezie del tipico
non senso che non fa più ridere.
Io so che il riso e il satirico
soltanto agli stolti abbondano.

La notte è ancora fondissima
la notte rischiara una lampada,
rischiare la luce del solito
ed unico sole mi perito,
soltanto alla voce mi limito.

E intanto affiorando non franano
le rime che ho fatto, si tengono.

Ma mai mi dimentivo, mai
che un giorno, affiorando franai.

martedì 23 luglio 2013

Affiorando freno

Finisce il tempo semplice che scorre
e dice "resta saggio non opporre
ai demoni le nostre ere lontane".
Finisce, e dice "vengo e le fontane
dove sgorgava l'acqua sono asciutte
e adesso voglio trasformarle tutte
dentro, asciugherò i cieli a poco a poco
fino a farne pinnacoli di fuoco"
Finisce il tempo e dice, io però
ho tempo e voglia, e adesso riuscirò
a trasformare le fila di ugelli
in un fuoco di fila, dei più belli,
e queste folli operose fiammate
daranno origine a rime baciate".
Eccole qui, ritrovate dall'estro,
per così dire, di questo maldestro
e grossolano operaio che sono.
Perdono se non ha senso né suono
né parte il mio parlare in italiano,
perdono! Che io sono un nome strano,
sono la verità, ma che vi lega,
la spiegazione del sogno che spiega
che di voi non ho più bisogno: ovvero
il falso, l'odio, l'illogico, il nero
che sembra il vero, l'amore, e anche il logico,
il bianco, il rivoltarsi psicologico
di più: ritengo che lassù sia vuoto
o che non mi ama nessuno di noto
che ognuno resti solo e che in realtà
noi siamo polvere che passerà,
e che ciascuno per proprio suo conto
dimentica chi è. Quando ero pronto
anch'io a dimenticare, mi cullavo
dicevo motti e facezie e rimavo
rime del tipo anomalo, ridotte
a meri mozziconi, tutte rotte.
E quando il riso soltanto agli stolti
abbonda, e quegli stolti sono molti
riduce tutto a niente, ed l'io scompare.
La notte è ancora fonda, e a rischiarare
è la luce del sole che c'è dentro
ora è soltanto la voce, mi addentro
ed affiorando freno perchè frano
un anno è già passato: non invano.