Mio dio, mio Dio interiore, soffre l’intimo mio nel tuo ricordo, da terra in pendio chiusa dalle montagne come sponde, lontana dalla collina del cuore. Abisso, immane abisso col ronzio delle tue cataratte, chiami, e io annaspo tra i tuoi flutti e le tue onde. Con me, di giorno il Dio invia il suo amore di notte un canto, e la mia vita è questo, è preghiera a quel Dio che si nasconde, e dico al Dio, mia roccia, ma perché mi hai dimenticato e vago mesto tra i nemici e l’oblio? Mentre parlano con i loro cliché ogni giorno qualche osso mi si spezza, dov’è il tuo Dio, dov’è la tua certezza? Cosa ti angoscia, cosa, intimo mio, che mormori fra te? Dai fiducia a quel dio: grazie gli dico ancora e mi rivesto d’ogni prosperità, d’ogni carezza. ________________________________
Ristabilisci tu la mia giustizia e prendi in mano il mio caso, tu Dio e in questo posto infame e poco pio salvami dalla gente che mistifica e commette ingiustizia! Perché sei il Dio del mio potere, allora perché, dico io, mi eviti, che significa che tra i nemici vago con mestizia! Manda la luce, la tua verità, che è fede che verifica, che mi guida e mi invita
alle alture della tua santità dov’è la tua dimora,
e dove vado io, dove quel Dio si onora
tra la morte e la vita verso quel Dio che è gioia della mia gioia, e una musica divina invia
la mia arpa, al mio Dio! Cosa ti angoscia, cosa, intimo mio, che mormora quest’anima ferita?
affidati a quel dio: grazie gli dico ancora,
d’ogni prosperità
d’ogni felicità, d’ogni allegria!