Anche cose inanimate
come un flauto o una chitarra
dicon cose, se suonate
ma anche loro, non si sgarra
se non fanno bene i suoni
come può esser conosciuto cosa il fauto suona, o i toni
schitarrati da quel liuto?
E se infatti una c'è una tromba
che non suona, ma che raglia
suoni strani, o che rimbomba
chi mai è pronto alla battaglia?
Quindi pure voi, allorquando
con la lingua, non tracciate
bei discorsi, utilizzando
chiare lettere e staccate,
come, ciò che è raccontato
chi vi ascolta può capire?
Sarà solamente fiato
verso l'aria fatto uscire.
1 Corinzi 14,7-9
14:7ομως τα αψυχα φωνην διδοντα ειτε αυλος ειτε κιθαρα εαν διαστολην
τοις φθογγοις μη δω πως γνωσθησεται το αυλουμενον η το κιθαριζομενον
14:8και γαρ εαν αδηλον σαλπιγξ φωνην δω τις παρασκευασεται εις πολεμον
14:9ουτως και υμεις δια της γλωσσης εαν μη ευσημον λογον δωτε πως
γνωσθησεται το λαλουμενον εσεσθε γαρ εις αερα λαλουντες
mercoledì 7 agosto 2013
lunedì 5 agosto 2013
Chiare lettere (2)
Vorrei, tutti, che parliate
una lingua d'invenzione
ma ancor più che voi possiate
ispirare costruzione.
Chi lo fa conta di più
di chi inventa una sua lingua,
Eccettuato, tuttalpiù
se poi un senso si distingua
ed si interpreti per tutti
quella lingua che lui crea,
cosicchè ci siano frutti
costruendo l'assembea.
Ora infatti se da voi
Io venissi a balbettare
inventando lingue, poi,
a chi mai potrei giovare,
non parlando chiaramente
quello che è rivelazione,
in un modo che è sapiente,
o ispirato o d'istruzione?
1 Corinzi 14, 5-6
14:5θελω δε παντας υμας λαλειν γλωσσαις μαλλον δε ινα προφητευητε
μειζων δε ο προφητευων η ο λαλων γλωσσαις εκτος ει μη διερμηνευη ινα
η εκκλησια οικοδομην λαβη
14:6νυν δε αδελφοι εαν ελθω προς υμας γλωσσαις λαλων τι υμας ωφελησω
εαν μη υμιν λαλησω η εν αποκαλυψει η εν γνωσει η εν προφητεια η εν
διδαχη
una lingua d'invenzione
ma ancor più che voi possiate
ispirare costruzione.
Chi lo fa conta di più
di chi inventa una sua lingua,
Eccettuato, tuttalpiù
se poi un senso si distingua
ed si interpreti per tutti
quella lingua che lui crea,
cosicchè ci siano frutti
costruendo l'assembea.
Ora infatti se da voi
Io venissi a balbettare
inventando lingue, poi,
a chi mai potrei giovare,
non parlando chiaramente
quello che è rivelazione,
in un modo che è sapiente,
o ispirato o d'istruzione?
1 Corinzi 14, 5-6
14:5θελω δε παντας υμας λαλειν γλωσσαις μαλλον δε ινα προφητευητε
μειζων δε ο προφητευων η ο λαλων γλωσσαις εκτος ει μη διερμηνευη ινα
η εκκλησια οικοδομην λαβη
14:6νυν δε αδελφοι εαν ελθω προς υμας γλωσσαις λαλων τι υμας ωφελησω
εαν μη υμιν λαλησω η εν αποκαλυψει η εν γνωσει η εν προφητεια η εν
διδαχη
domenica 4 agosto 2013
Chiare lettere (1)
All'amor la caccia date
e cercate il trascendente
ma ancor più che voi possiate
ispirare molta gente:
chi una lingua sua, difatti
parla comodo e fluente
questa lingua, e sono fatti
non agli uomini, ovviamente
ma a colui che sa, è diretta,
nessun intendendo infatti,
allo spirito balbetta
certi misteriosi fatti.
Chi è profetico e ispirato
parla a uomini, persone,
costruzione è diventato
di conforto e di istruzione.
Chi una strana lingua inventa
costruisce sè, e un idea
chi è ispirato ed argomenta
costruisce la platea.
1 Corinzi 14, 1-4
14:1διωκετε την αγαπην ζηλουτε δε τα πνευματικα μαλλον δε ινα προφητευητε
14:2ο γαρ λαλων γλωσση ουκ ανθρωποις λαλει αλλα θεω ουδεις γαρ ακουει
πνευματι δε λαλει μυστηρια
14:3ο δε προφητευων ανθρωποις λαλει οικοδομην και παρακλησιν και παραμυθιαν
14:4ο λαλων γλωσση εαυτον οικοδομει ο δε προφητευων εκκλησιαν οικοδομει
e cercate il trascendente
ma ancor più che voi possiate
ispirare molta gente:
chi una lingua sua, difatti
parla comodo e fluente
questa lingua, e sono fatti
non agli uomini, ovviamente
ma a colui che sa, è diretta,
nessun intendendo infatti,
allo spirito balbetta
certi misteriosi fatti.
Chi è profetico e ispirato
parla a uomini, persone,
costruzione è diventato
di conforto e di istruzione.
Chi una strana lingua inventa
costruisce sè, e un idea
chi è ispirato ed argomenta
costruisce la platea.
1 Corinzi 14, 1-4
14:1διωκετε την αγαπην ζηλουτε δε τα πνευματικα μαλλον δε ινα προφητευητε
14:2ο γαρ λαλων γλωσση ουκ ανθρωποις λαλει αλλα θεω ουδεις γαρ ακουει
πνευματι δε λαλει μυστηρια
14:3ο δε προφητευων ανθρωποις λαλει οικοδομην και παρακλησιν και παραμυθιαν
14:4ο λαλων γλωσση εαυτον οικοδομει ο δε προφητευων εκκλησιαν οικοδομει
mercoledì 31 luglio 2013
La sera e il giorno
Mi piace la sera
vedere il tramonto.
Quel giorno un racconto
che narra la vera
questione non c'era
pertanto affronto
domande, son pronto
con fede sincera.
Mi piace di giorno
vedere la pace
che genero intorno,
vederla mi piace
ma non son capace
di esserne adorno
vedere il tramonto.
Quel giorno un racconto
che narra la vera
questione non c'era
pertanto affronto
domande, son pronto
con fede sincera.
Mi piace di giorno
vedere la pace
che genero intorno,
vederla mi piace
ma non son capace
di esserne adorno
martedì 30 luglio 2013
Son sonetto
Forse sono
troppo poco,
forse dono
solo gioco,
solo suono
suono roco
che da prono
ora invoco.
Non pretendo
che è perfetto
ma ci tendo
con diletto
poco essendo
son sonetto.
troppo poco,
forse dono
solo gioco,
solo suono
suono roco
che da prono
ora invoco.
Non pretendo
che è perfetto
ma ci tendo
con diletto
poco essendo
son sonetto.
lunedì 29 luglio 2013
Il parto
Sento le doglie del parto
mistico, questo travaglio,
non sono fermo, e non parto,
non vedo luci, ma abbaglio.
Odio il sentire, m'incarto
odio sentire che sbaglio
odio vedere, mi apparto,
odio, non parlo ma raglio
Uno per uno per uno
è sempre uno, non tre,
per non far male a nessuno
non tiro fuori il mio sé,
ma forse è un po più opportuno,
uno, più uno, più me.
mistico, questo travaglio,
non sono fermo, e non parto,
non vedo luci, ma abbaglio.
Odio il sentire, m'incarto
odio sentire che sbaglio
odio vedere, mi apparto,
odio, non parlo ma raglio
Uno per uno per uno
è sempre uno, non tre,
per non far male a nessuno
non tiro fuori il mio sé,
ma forse è un po più opportuno,
uno, più uno, più me.
domenica 28 luglio 2013
Indecidersi
Tutti quei paradigmi del sapere
non destano risposte, e non rispondo
mi perito di dubitare e avere
un occhio aperto e l'altro chiuso al mondo.
E più ci penso e più non so volere
le cose della vita, e giro in tondo
al mero desiderio, e tutte intere
rimangono le secche in cui profondo.
Decidere e decidersi è la norma
e rimanere fermi la notizia
ma chi ci affida l'arma che portiamo
non vuole che nessuno, per pigrizia
rimanga fermo o incautamente dorma
e ci consegna al nulla se sgarriamo.
non destano risposte, e non rispondo
mi perito di dubitare e avere
un occhio aperto e l'altro chiuso al mondo.
E più ci penso e più non so volere
le cose della vita, e giro in tondo
al mero desiderio, e tutte intere
rimangono le secche in cui profondo.
Decidere e decidersi è la norma
e rimanere fermi la notizia
ma chi ci affida l'arma che portiamo
non vuole che nessuno, per pigrizia
rimanga fermo o incautamente dorma
e ci consegna al nulla se sgarriamo.
giovedì 25 luglio 2013
Fermati
Tutto qui gira all'inverso,
fermati prima che il debito
animi ogni tuo giorno.
Non tutto è putrido e avverso
l'incandescenza dell'anima
aspetterà il tuo ritorno
E' nulla e non è diverso
tutto il tuo fare e dibatterti:
puoi solo fare contorno.
Fermarti, non tutto è perso.
Fermati, vivere è un attimo.
Fermati, e illumina intorno!
fermati prima che il debito
animi ogni tuo giorno.
Non tutto è putrido e avverso
l'incandescenza dell'anima
aspetterà il tuo ritorno
E' nulla e non è diverso
tutto il tuo fare e dibatterti:
puoi solo fare contorno.
Fermarti, non tutto è perso.
Fermati, vivere è un attimo.
Fermati, e illumina intorno!
mercoledì 24 luglio 2013
Il crogiuolo
Di tante lingue sparse
recuperata l'arte
devo tenere conto
per diventare il seme.
Le mie papille arse
per parlarne una parte
ma il nodo non affronto
sapendo chi mi teme.
Tutte le mie comparse
son abiti da sarte
ed il crogiuolo è pronto
le metto tutte insieme.
E inscenano altre farse
truccando le mie carte
rimango finto tonto
ma il germe adesso preme.
recuperata l'arte
devo tenere conto
per diventare il seme.
Le mie papille arse
per parlarne una parte
ma il nodo non affronto
sapendo chi mi teme.
Tutte le mie comparse
son abiti da sarte
ed il crogiuolo è pronto
le metto tutte insieme.
E inscenano altre farse
truccando le mie carte
rimango finto tonto
ma il germe adesso preme.
martedì 23 luglio 2013
Affiorando freno
Finisce il tempo semplice che scorre
e dice "resta saggio non opporre
ai demoni le nostre ere lontane".
Finisce, e dice "vengo e le fontane
dove sgorgava l'acqua sono asciutte
e adesso voglio trasformarle tutte
dentro, asciugherò i cieli a poco a poco
fino a farne pinnacoli di fuoco"
Finisce il tempo e dice, io però
ho tempo e voglia, e adesso riuscirò
a trasformare le fila di ugelli
in un fuoco di fila, dei più belli,
e queste folli operose fiammate
daranno origine a rime baciate".
Eccole qui, ritrovate dall'estro,
per così dire, di questo maldestro
e grossolano operaio che sono.
Perdono se non ha senso né suono
né parte il mio parlare in italiano,
perdono! Che io sono un nome strano,
sono la verità, ma che vi lega,
la spiegazione del sogno che spiega
che di voi non ho più bisogno: ovvero
il falso, l'odio, l'illogico, il nero
che sembra il vero, l'amore, e anche il logico,
il bianco, il rivoltarsi psicologico
di più: ritengo che lassù sia vuoto
o che non mi ama nessuno di noto
che ognuno resti solo e che in realtà
noi siamo polvere che passerà,
e che ciascuno per proprio suo conto
dimentica chi è. Quando ero pronto
anch'io a dimenticare, mi cullavo
dicevo motti e facezie e rimavo
rime del tipo anomalo, ridotte
a meri mozziconi, tutte rotte.
E quando il riso soltanto agli stolti
abbonda, e quegli stolti sono molti
riduce tutto a niente, ed l'io scompare.
La notte è ancora fonda, e a rischiarare
è la luce del sole che c'è dentro
ora è soltanto la voce, mi addentro
ed affiorando freno perchè frano
un anno è già passato: non invano.
e dice "resta saggio non opporre
ai demoni le nostre ere lontane".
Finisce, e dice "vengo e le fontane
dove sgorgava l'acqua sono asciutte
e adesso voglio trasformarle tutte
dentro, asciugherò i cieli a poco a poco
fino a farne pinnacoli di fuoco"
Finisce il tempo e dice, io però
ho tempo e voglia, e adesso riuscirò
a trasformare le fila di ugelli
in un fuoco di fila, dei più belli,
e queste folli operose fiammate
daranno origine a rime baciate".
Eccole qui, ritrovate dall'estro,
per così dire, di questo maldestro
e grossolano operaio che sono.
Perdono se non ha senso né suono
né parte il mio parlare in italiano,
perdono! Che io sono un nome strano,
sono la verità, ma che vi lega,
la spiegazione del sogno che spiega
che di voi non ho più bisogno: ovvero
il falso, l'odio, l'illogico, il nero
che sembra il vero, l'amore, e anche il logico,
il bianco, il rivoltarsi psicologico
di più: ritengo che lassù sia vuoto
o che non mi ama nessuno di noto
che ognuno resti solo e che in realtà
noi siamo polvere che passerà,
e che ciascuno per proprio suo conto
dimentica chi è. Quando ero pronto
anch'io a dimenticare, mi cullavo
dicevo motti e facezie e rimavo
rime del tipo anomalo, ridotte
a meri mozziconi, tutte rotte.
E quando il riso soltanto agli stolti
abbonda, e quegli stolti sono molti
riduce tutto a niente, ed l'io scompare.
La notte è ancora fonda, e a rischiarare
è la luce del sole che c'è dentro
ora è soltanto la voce, mi addentro
ed affiorando freno perchè frano
un anno è già passato: non invano.
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