martedì 1 maggio 2018

Come se non fossi

Coscienza di ogni cosa
che ascolti la preghiera dei dispersi
nel mare dei rifiuti e dei problemi 
di cui non so più i versi.

Tu vita, tu creazione, tu presenza
più intima dell'intimo, una rosa
sulla mia solitudine.

Sulle colline del senso mi persi
nei miei mille teoremi.

È come se non fossi,
come se il vuoto dentro fosse assenza
nelle giornate dense di festosa
e fredda indifferenza.

Perché se non c'è senso c'è inquietudine,
così si apprende il male.

È come se non fossi,
come se in ogni cosa, tu coscienza
non mettessi delicati semi.

Adesso vivo in un sole mortale
dove la vita sembra ingratitudine 
precipitata in un mondo banale,
come se non ci fossi.

lunedì 23 aprile 2018

Dove sono

I nostri giorni spesi,
le nostre vibrazioni, i nostri piani.

Come se il mondo fosse ciò che sogna,
come se il vero fosse il dio denaro,
il dio fatica, il dio certezza, tesi
a piangerci il domani.

Domani non si sente né bisogna,
né questo immenso sterco è il mio riparo,
né vita gli ozi obesi.

L'ebbra ragione vuole i suoi colori,
dipingere di vero l'incertezza,
guarda che casi strani,
vivere per morire di menzogna.

Contano i visi, contano i sapori,
conta più che il sapere, essere faro,
luce per chi cammina,

o nebbia per chi attende la salvezza
sull'albero dei cuori,
perché l'ombra del vero è vero amaro
e amara medicina.

Sono dove nasconde nella brina
l'essenza delle cose l'aspra brezza.

domenica 15 aprile 2018

Alba

Parla, l'immensità che vive al centro
la lingua dell'amore.

E fedeltà, ricchezza, gli ideali
che milito e cammino
restano una discarica incolore
se soltanto rumore sento dentro.

Ho occhi nel mio cuore,
come, se guardo bene, anche due ali
per giungere al distante che è vicino.

S'apre la porta del tempio, ed entro
nel luogo dove il mare tocca il cielo,
l'intimità del seno della terra
dove se scendi, sali.

Tutto è donato, nulla più mi manca
nulla mi opprime, nulla più mi afferra
tutto è sacro e divino.

Dietro il colore del vento che anelo
c'è una pagina bianca,
c'è una pace che contiene anche la guerra,
un sole dentro un fioco lumicino.

E l'alba si spalanca
quando irrompe la luce dietro al velo.

domenica 8 aprile 2018

Nubi e sole

Un eterno rincorrersi di nubi
dipinge il mio orizzonte.

Sorge per tutti il sole, ma a me piace
l'odore della pioggia la mattina:
quanto quel pianto rubi
gli lasci con le dita le tue impronte.

S'apre uno squarcio in cielo, e senti subito 
un piccolo frammento di una pace
a cui il mondo si inchina.

Basta volerlo e mettersi di fronte
le proprie debolezze da incapace
e dirsi apertamente
che meglio di così non scalda il sole.

Tutta la mia malata medicina
non serve che a creare malattia,
un medico e un paziente.

Voglio essere risposta genuina
che la pazienza ha un limite, e umilmente
parlare solo con le sue parole
seguendo la sua via.

Mi ispiri sempre il vento la poesia
soffiando dove vuole. 

Stetoscopio

L'arma da taglio che ho nella mia tasca
è il mio portafortuna.

Che sono pane e vino?
Cosa mi nutre, soprasostanziale,
sospinge in alto e muove sole e luna 
o un corpo, quando è immerso in una vasca?

Con il mio coltellino 
l'ombra del mio ricordo non fa male
quello che taglio aspetto che rinasca.

E l'userò come una mezzaluna
per fare il mio dolore fino fino
ridurlo in piccolissimi pezzetti
e digerirlo meglio.

Ora che vivo dentro l'estro sale
ed è come sgranchirsi gambe e braccia
nell'atto del risveglio.

Vivo e non sento più come minaccia
i miei pregi e difetti
e tutto sento, e per sentirmi meglio
uso uno stetoscopio personale.

Hai tutto ciò che serve, se l'accetti
per affrontare quello che si affaccia.

sabato 24 marzo 2018

Terremoto

D'una sola però
d'una soltanto, e non la più importante.

Senza tempo di vivono i discorsi,
senza parole, senza anestesie,
ti svegli e giri il mondo per un po' 
quando ti turba l'attimo, l'istante.

Una chiarezza scevra da rimorsi 
si insinua nelle vie
di quel mattino, avvolta in un "non so".

Ma d'una sola ci si può fidare
non quella che viene dalle mie
solite attese, solite sciagure,
ma l'altra, più distante.

Così, corsi e ricorsi
a miei soliti discorsi e paure,
prima di arrendermi allo stupore vuoto.

Nulla può mai frapporsi
fra l'energia del fuoco e il terremoto,
fra il vento e il polline nella pianura,
fra il fiume della vita ed il suo mare.

E avvolto nell'ignoto
c'è un fiore che si apre e poi scompare.

domenica 18 marzo 2018

Io sono innocente

Sui campi allegramente 
corre un bambino, il volto illuminato
dal sole, e ride, e guarda l'orizzonte.

Scorre fulgida vita
negli occhi aperti ai fiori, ed estasiato
sussurra piano: io sono innocente.

Del cuore, della fronte,
del mondo azzurro rimane cosciente
in me la sua presenza divertita.

Ma non il puro senso del volere
oggi, che l'alba è un petalo di rosa
sfiorita ed appassita
e resta fragile persino il fiato,

che il tempo è il mio datore di lavoro,
mi muovono il dovere ed il piacere
e ignoro le mie impronte,

che il tempo è la mia casa è la mia sposa,
che fare è il mestiere
e canto solo in coro.

Quel bimbo è la mia fonte
d'ispirazione pura, è il mio tesoro
tempio d'una realtà meravigliosa.

domenica 11 marzo 2018

Suoni di casa

La casa e le sue tante
voci, se ascolti narrano un cammino.

Lo strano scricchiolio dietro la porta
la goccia che tormenta il lavandino
il ticchettio incessante
dell'orologio appeso alla parete.

E sotto questa sorta
di musica, sussurra un comodino,
scoprendo intercapedini nascoste.

Celata dalle ante
dentro un armadio, una vecchia coperta
racconta la sua storia, come a un prete
si confessano merito e peccato.

Una stanza deserta
respira di paura, dove è assorta
l'imposta a canticchiare un motivetto.

Freme restando aperta
e cigola sui cardini la porta,
mentre riposa in pace nel cassetto
l'olio per ungerli dimenticato.

La casa e il suo dialetto,
l'intima verità di un dio incarnato.

sabato 3 marzo 2018

Croce e talento

Sul limitare, sulla soglia annuso
una tranquillità che non si affronta
prima che l'anima non sia ben pronta
a ridonarmi il senso del sentire.

Non è un sentire lacero e confuso 
ma un senso del sentire, quell'impronta
impressa sopra il cuore, che racconta
la verità non per sentito dire.

È il mio lavoro, è ciò che spesso accuso
d'essere il mio tormento quotidiano
ma se non mi apro a questo amore strano
non posso proseguire il mio seguire.

Croce e talento, tutto è lì racchiuso
come un fiore sul palmo della mano.

lunedì 26 febbraio 2018

Aspirazione

Attraversando il corpo una canzone
canta la mia stanchezza 

Si chiama stare nella sua proposta,
vivere un'emozione 
sulla lunghezza d'onda di una brezza,
senza occuparsi della propria idea.

Che sa sapere, che sa cosa crea, 
che è così intelligente, e lo fa apposta,
che è il niente che propone.

Io sono, vorrei essere un fuscello
portato dalla sua corrente a riva 
dove c'è pace e calma e tenerezza,
oltre la mia marea.

Che cerca, di un cercare col coltello,
che sembrando assecondante, 
che insiste senza sosta. 

Io vorrei esser quello,
l'idea, la carne, l'essere, l'amante,
l'umore, l'intenzione, la risposta, 
vita riempita di materia viva.

Godermi quest'istante 
come la terra di una pioggia estiva.