domenica 24 marzo 2019

To the ground

E la libertà fu silenzio
nella notte di luna senza luna
L'identità divenne tempo
L'urlo di una nuova civiltà
Chi fu che rese vano il dio del cielo?
Se il vero fosse vero, addio mistero:
To the ground.

mercoledì 6 marzo 2019

Quattro ciottoli

Chi muove i fili della mia coscienza?
Cos'è che sono io?

Dove comincia il fiume del narrare?
Dov'è il bottone magico del sé?
Dov'è la mia presenza?

L'incudine sollecita il martello,
mentre la mia incertezza e miei perché 
si schiantano sul filo del sognare
cosa non è più mio,
cosa è rimasto solo una credenza.

E quando finirà questa battaglia?
Quando si vedrà il mare?

Rivedo il brutto e il bello
nascosti da una maschera di paglia,
l'odore delle stelle, l'urlo idiota
del povero relitto dentro me,
il suono dell'oblio.

Oltre quell'ombra, altissimo si staglia
un monte, quattro ciottoli, un ruscello,
una pagina vuota.

Dietro il frastuono, dietro il tramestio
l'amore non si nota.

mercoledì 27 febbraio 2019

Luna di mezzogiorno

Poca costanza, poca fedeltà,
poca pazienza, poca.

Poca, ma non per questo 
l'ombra del dubbio avvolge quel richiamo,
non per questo dimentico chi sono,
l'identità non è una luce fioca.

Poca naturalezza, poca età,
poco trascendentale, poco onesto,
legna che non si infuoca.

Poca dimestichezza, poco tono,
poco pesce abbocca a questo amo,
vedo il mio poco e penso: "tutto qua?"
Luna di mezzogiorno.

Ma non per questo è notte, è buio pesto,
ma non per questo torno
nel cono d'ombra che mi porto appresso.

Poco, di un poco misero e depresso,
di un poco poco bello e poco buono,
ma non per questo resto
nel buio dove non sono né siamo.

Poco di tutto, poco di me stesso
e il cielo tutto intorno.

mercoledì 23 gennaio 2019

Chiupertura

Meglio restare chiuso in una botte
che aprirsi al sole nero.

Le mie rappresentanze tutte rotte
l'idea di un invincibile pensiero
la maschera, la noia, il sé fascista:
tutto è un paternalismo!

Se mentirò sincero,
sarò quel pallido protagonista
del mio romanzo sul mio narcisismo.

Ci sono luci accese nella notte
della modernità, ma sogno in vista
di una fatalità fatta di attese,
d'albe di un sole ottuso.

Accade sempre quello che ci serve
ma in questo trasformismo
non è mai il nostro giorno o il nostro mese.

È tempo di fermare questo abuso
di dedicarmi tutto alle mie imprese
l'anima è pronta e ferve,
se non ci sarà tempo, c'è tempismo.

Non resterò più chiuso,
e mi darò, sciogliendo le riserve.

venerdì 18 gennaio 2019

Tutto scorro

Una sostanza cosmica pervade
la vita che percorro.

L'intimità mi invade 
e non mi lascia neppure se corro
sui campi di facezie ed idiozie,
sulle strade battute dai passanti.

Tutto, tutto ripasso, e tutto scorro
discorsi, vita, lettere, poesie,
indietro ed in avanti.

Tutto rivela tutto, e tutto accade
per ricordarmi le promesse mie:
l'impegno a far tesoro di ogni cosa
mi giunga sul cammino.

E quell'impegno è un faro ai naviganti
in questo mare d'acqua tempestosa 
in questo abisso blu.

Tutti son pieni d'essere, sia i santi
che i peccatori, tutto, spina e rosa,
lassù come quaggiù,
il fiele amaro e il dolcissimo vino.

L'amore che non sembra esserci più 
ti fa già capolino.

mercoledì 9 gennaio 2019

Vento

E fino ad ora, cosa è stato il vento?
Respiro di un poeta.

Non trovo utilità a pensare a lutti
ad improbabili fatalità 
ai più ci penso più in cuor mio mi pento
alla più estrema meta.

Dimorando in un guscio divento
l'impronta dei miei limiti, ma tutti
siamo qui l'aldilà.

Non c'è più bel sentire che il fruscio
della mia sospirata verità
oggi la musico, e diventa un canto
quando l'ora si quieta.

Non ci sono più giorni belli o brutti
quando a cantare resto solo io
e la mia vita è orchestra.

L'albero dai i suoi frutti,
L'ora diventa adesso, il mondo mio
e si colora di odori e di incanto
dietro e avanti, su e giù, a sinistra e a destra.

E cessa il tramestio
quando vedi che la vita ti è maestra.

sabato 5 gennaio 2019

Potere

Una scritta campeggia:
"Scrivi sui muri, fai l'amore, ruba!"

È il cuore che mi chiama,
come un piccione alla sua amata tuba 
così l'imponderabile verseggia
per dirmi: "tu sei tu".

È l'estro che fa uscire dalla tuba 
quel esito che non speravo più,
come quando si ama.

Ama chi combattendo non parteggia
chi sa che il limite è come una lama
che divide il volere dal coraggio
e il mondo dal volere.

La vita porti pure il suo messaggio
dove non resta più
che il fremito che stringi nelle mani

La foglia non sa mai dove cadere
ma il bosco è buono e saggio
con quel che c'è lassù creerà quaggiù 
il bosco di domani.

Segui il tuo cuore, scordati i tuoi piani
e prenditi il potere.

domenica 30 dicembre 2018

Stilla

Una parte del tutto sono io,
la parte sconosciuta.

Sopra i miei poveri resti rinasce
un fiore di rugiada benvenuta,
quanta fatica serve ad esser stilla
e puro luccichio!

Non è così che brilla
l'amore? Non è pura essenza muta,
lucente come un bimbo ancora in fasce?

Nel silenzio, nell'ombra, quel che è mio
si confonde con il puro sentire,
col fremito di un senso mentre nasce
nel vuoto della sera.

Riposa ogni remora tranquilla,
ogni vocabolo si fa preghiera,
musica ogni rumore.

Piano piano senti sorgere e fiorire
quella parola nuova che già c'era
e timido ti suggerisce il cuore:
"senza parlare, dilla!"

E senza nulla dire
effonde già la mia parte migliore.

domenica 23 dicembre 2018

L’annuncio

La notte già contagia i nostri cuori
come se niente fosse.

L'odore dell'autunno ci confonde 
sono lontani quei giorni migliori
di fragole mature e rose rosse,
si avverte quell'assenza.

Ma dentro, l'inaudito si nasconde
e annuncia timido la sua presenza
con un colpo di tosse.

E questa notte, mentre tutto tace
chi veglia sentirà, come i pastori
un sospiro che effonde
come un angelo che annuncia buone nuove:

"Non abbiate paura!
È nato il sacro nome che ci muove
e giace dove nutri la tua essenza!"

"Splendore e gloria pura
nei cieli al sole vero, e in terra pace
a chi quell'aura splendida commuove!"
grida l'esercito dell'innocenza.

Se il cuore ne è capace
la notte si fa sempre meno scura.

sabato 1 dicembre 2018

K2

Quando la vetta è solo solitudine
e sforzo maledetto,

destai la mia inquietudine 
portando il carico di un moribondo,
e lì restai, sicuro di morire
ma l'alba mi soccorse per dispetto.

Non dissi nulla, e nulla disse il mondo 
ma laceravano il cuore le spire
del male d'altitudine.

Cercai sollievo osando l'impossibile
arrampicandomi su ogni difetto
che mi impediva ancora di salire
ed essere chi sono.

E quando la mia ascesa toccò il fondo
piansi, chiesi perdono
e aiuto a chi ha ragioni tutte sue.

Gettai una corsa su, nell'invisibile
e mi buttai nel vuoto più profondo,
quei nodi ressero, mi tirai su, e
trovai la vetta in dono.

E chiuso nel suo inverno inaccessibile 
raggiunsi il K2.